L’ULTIMO PUGNO DI DOLLARI (seconda parte)

La svolta epocale nei sistemi monetari che le banche centrali, e la FED in particolare, stanno determinando si colloca all’interno di un nuovo scenario tecnologico che silenziosamente sta diffondendosi a livello privato e che sta conducendo alla diffusione delle cripto-monete. Mettiamoci bene in testa questo termine perché la moneta del prossimo futuro, parlo di un futuro a breve, sarà una cripto-moneta.

In questa seconda parte, che segue il mio articolo “L’ultimo pugno di dollari (prima parte)”, analizziamo l’entrata delle banche d’affari nelle cripto-monete, che anticipa l’entrata delle banche centrali, di cui ci occuperemo nella terza parte che tratterà in particolare la mossa sorprendente alla quale la FED sta lavorando. Infine, nella quarta parte illustrerò una proposta per trasformare la minaccia delle cripto-monete in opportunità. Qualsiasi cambiamento drastico serba minacce, ma con qualche mossa astuta non è detto che una volta cacciati dalla porta, come lo siamo stati sul fronte della sovranità monetaria, non si riesca a rientrare dalla finestra…

Dunque, c’è un “cripto-futuro” nelle banche d’affari. Il Financial Times ci svela che banche del tenore di UBS, Deutsche Bank, Bank of New York e Santander, quindi il gotha delle cosiddette “too big to fail”, stanno creando reti di cripto-valute da lanciare all’inizio del 2018. Ma ci sono anche Citigroup con il loro “Citicoin”, Goldman Sachs con “Setlcoin” e via discorrendo. Lo scopo, esse dicono, è snellire le procedure di regolamento degli scambi interbancari. Queste cripto-valute sono convertibili in valute ufficiali sottostanti presso le banche centrali e consentono il regolamento immediato e senza costi degli scambi interbancari e tra banche e grandi corporations.

La più nota delle cripto-valute finora conosciute è senz’altro il Bitcoin, ma a fianco ad essa si contano oggi circa 830 cripto-monete che includono anche diretti competitors del Bitcoin come Litecoin e MiketheMug. Alcuni fondi di investimento speculativi che scommettono su nuovi progetti stanno addirittura iniziando a finanziarie il lancio di queste piattaforme, operazione che prende il nome di ICO (Initial Coin Offering), traducibile come “offerta pubblica di cripto-monete”, che scimmiotta la più famosa sigla “IPO” (Initial Public Offering) che designa la quotazione in borsa di società. Addirittura, vi sono già borse per lo scambio di derivati sulle cripto-valute, tra le quali primeggiano Bitmex e Bitfinex.

Si tratta di un mondo deregolamentato che sta espandendosi a ritmo esponenziale. Perché non si pensi a fenomeni marginali, si tenga conto che il valore di mercato odierno dei Bitcoin già in circolazione ha superato $10 miliardi! (fonte FT), tenendo conto che nacque nel 2009 da uno sconosciuto scienziato informatico… E’ accettato da Amazon, WordPress, dal Casinò di Las Vegas, da catene internazionali di hotel, da Microsoft, Dell, da compagnie aeree come Airbaltic e molti altri major del villaggio globale.

Cosa sono le cripto-monete? Sono unità di conto digitali create all’interno di circuiti privati collegati da computer. Sono monete scambiabili elettronicamente. La quantità di moneta emessa è predeterminata all’atto del lancio della piattaforma e gestita da un algoritmo matematico. Ad esempio, nel caso del Bitcoin, entro il termine previsto dell’anno 2140 saranno emessi esattamente 21 milioni di Bitcoin. Ovviamente tale numero non ha nulla a che vedere con il valore di mercato, cioè con la capacità di acquisto che ciascun Bitcoin offre (ad esempio oggi 1 Bitcoin vale circa €2.200).

I Bitcoin si ricevono in larga parte da chi già li possiede, comprandoli o accettandoli in pagamento contro beni e servizi, e si possono scambiare liberamente in tempo reale senza alcun costo attraverso portafogli virtuali scaricabili in rete tramite software “open-source”. Dunque, lo scambio di Bitcoin avviene tra due computer in maniera del tutto anonima.

Alla domanda da cento milioni “su cosa si fonda la fiducia nei Bitcoin”, la mia risposta è piuttosto sicura: avete presente i circuiti esclusivi di carte di credito, tipo l’American Express “Black”, che offre una capacità di spesa teoricamente illimitata? Bene, il Bitcoin finisce per essere un circuito esclusivo di regolamento delle transazioni, che in più offre il totale anonimato delle transazioni, dunque potrebbe essere uno strumento nelle mani di pochi centri di “potere” dediti al riciclaggio, a commerci non consentiti dalle norme di taluni Paesi, o semplicemente al regolamento di transazioni tra aziende e banche che non vogliono rivelare la propria identità. Insomma, una specie di “paradiso monetario”. Ecco perché sta diffondendosi rapidamente. Ma questa iniziale spiegazione non tiene conto del salto di qualità in corso, dovuto all’entrata in scena delle banche commerciali, delle grandi corporations e dalle banche centrali come emittenti e gestori di cripto-valute.

Dunque, sappiamo che vi sono già centinaia di circuiti privati di cripto-monete, che sono accettate dai “vip” del villaggio globale, che ci sono ormai investitori specializzati che ne finanziano il lancio, che esistono borse per il trading, e sappiamo che stanno per entrare in campo le grandi banche d’affari. Torniamo a queste.

Le grandi banche commerciali e le corporations ad esse collegate come Blackrock, Avantguarde, Statestreet o Prudential sono ormai dei super-Stati, il cui giro d’affari supera largamente il PIL di Paesi come Italia, Francia e Canada (Blackrock da sola gestisce $5.000 miliardi, tre volte il PIL italiano). Altrove ho ricordato che “L’architrave del sistema poggia su poche grandi conglomerate definibili come “super-entità” per la forza d’urto, per la trasversalità settoriale e la transnazionalità della sfera d’azione” (“La matrice che ci imprigiona”). Dunque, cosa manca ad un super-Stato per essere totalmente sovrano? La moneta, ovviamente. Una moneta creata a gestita interamente al proprio interno, e non soltanto prestata a credito.

In realtà, queste banche stanno entrando nell’area delle cripto-monete adducendo la necessità di ridurre i costi di transazione e di amministrazione. Hyder Jaffrey, capo del dipartimento di innovazione tecnologica di UBS, ha sostenuto che “quello che le cripto-valute consentono è di eliminare i tempi dei processi di pagamento”. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Julio Faura, capo del dipartimento di ricerca e sviluppo di Santander, il quale ha detto che “oggi le negoziazioni tra banche e le istituzioni sono difficili, richiedono tempo e sono costose, il che spiega perchè dobbiamo tenere grandi strutture di back-office. Questa nuova tecnologia serve a rendere più efficienti e lineari tali procedure”.

A riferirlo è sempre il Financial Times (“Big banks plan to coin new digital currency“) ma si sa che lo sciocco (ed il servo, aggiungo io) guarda il dito quando il saggio indica la luna….infatti, vorrei ricordare che anche i primi contratti derivati, nel dopoguerra, consentivano alle aziende agricole di stabilizzare i ricavi vendendo a termine il raccolto, il che appariva un fine nobile. Poi arrivarono gli ingegneri finanziari, e capirono che lo stesso derivato poteva essere negoziato senza necessità di riferirsi a grano, oro o altri valori sottostanti. Fu così che i derivati diventarono lo strumento di distruzione di massa che abbiamo conosciuto negli anni 2000 con i mutui sub-prime….

Anche con le cripto-monete si parte dunque da buone intenzioni, cioè aumentare l’efficienza dei sistemi bancari, ma è del tutto evidente che attraverso le cripto-monete le banche e le grandi corporations stanno modernizzando ed internalizzando la funzione di creazione di denaro. Grazie a queste piattaforme, infatti, non creeranno più soltanto credito, sotto forma di moneta bancaria a favore dei propri clienti (moneta che notoriamente non contabilizzano tra gli attivi, come invece dovrebbero), ma creeranno direttamente moneta spendibile con la quale potranno regolare i propri pagamenti. Quella creazione di denaro dal nulla che fino ad oggi finiva nelle mani dei clienti attraverso il credito, con la cripto-moneta sarà invece spendibile direttamente dalle banche stesse. Era da aspettarselo che prima o poi ci sarebbero arrivati.

piattaforme cripto

Il salto è sostanziale. La creazione di credito consente alle banche di sottrarre ricchezza dal settore privato e statale a vantaggio di quello finanziario, tramite l’applicazione di interessi passivi. La creazione di cripto-monete, invece, darà loro un vero e proprio potere di acquisto, con il quale potranno bussare con maggiore enfasi alla porta degli Stati e fare scempio dei beni pubblici e privati.

E chi troveranno alla porta? Troveranno Stati che non solo non hanno gli stessi mezzi, ma che addirittura prendono a prestito contro interesse una moneta che le stesse istituzioni private ed internazionali concedono loro! Sarà una guerra ancora più impari.

Che le cripto-monete in mano alle banche rappresentino uno strumento avanzato di creazione e appropriazione di base monetaria si evince anche da una lettura tra le righe dello stesso Financial Times che dedica un articolo al rischio “bolla speculativa” collegata al Bitcoin (“Bitcoin’s surge fuels fears of asset bubble”). Quindi, non si può neanche parlare di “complotto” dato che la cosa sta accadendo alla luce del sole.

Ma non è tutto. Come vedremo nella terza parte, anche le banche centrali si stanno muovendo nella direzione delle cripto monete. La Banca d’Inghilterra, la Bank of Japan, la FED, la Banca Centrale Canadese sono le più attive nel testare modelli di cripto-valute, ed ovviamente a livello ufficiale dicono di doverlo fare in conseguenza della mossa delle banche commerciali. Ma così non è.

Attenzione perché le banche centrali possono persino superare i limiti delle cripto-monete ad esempio consentendo depositi reali anziché virtuali, aperti anche a individui ed imprese. Ma soprattutto potrebbero indurre dei “bias” (cioè delle alterazioni volontarie) agli algoritmi matematici che generano cripto-monete in modo da regolarne la quantità di emissione. Infine, potrebbero decidere di remunerare i depositi di cripto-monete, in maniera di dotarsi di una ulteriore leva di politica monetaria.

Stiamo andando incontro ad un appuntamento fatidico con la storia dei sistemi monetari e probabilmente con il destino della liberta dei nostri popoli.  Per rendere l’idea del salto tecnologico in atto, le cripto-valute stanno alla moneta bancaria come la bomba a idrogeno sta alla freccia con l’arco… Mancare questo appuntamento sarebbe la fine di qualsiasi speranza di riacquisire sovranità monetaria. Ma per avere una chance occorre liberarci di schemi mentali del passato altrimenti saremo destinati a combattere battaglie di retroguardia.

Alberto Micalizzi

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3 pensieri su “L’ULTIMO PUGNO DI DOLLARI (seconda parte)

  1. Come sempre analisi lucida e libera ….questo strumento in mano ad istituzioni di quel genere in un panorama di Stati indebitati fino al midollo sarà un’arma di distruzione di massa e l’ingresso delle delle banche centrali che sta cominciando costituirà la sua legittimazione

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  2. Pingback: L’ULTIMO PUGNO DI DOLLARI: IL FEDCOIN (terza parte) | Blog di Alberto Micalizzi

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