EMORRAGIA DA DERIVATI: L’INTRECCIO TESORO-BANCHE D’AFFARI (Prima parte)

C’è un’emorragia finanziaria in corso che sta sottraendo decine di miliardi all’anno di denaro pubblico a beneficio delle grandi banche d’affari. L’esplosione del caso “derivati di Stato” è del Gennaio 2012, quando il Governo Monti eseguì un pagamento di 3,1 miliardi di euro a favore della Morgan Stanley che chiese l’estinzione anticipata di un derivato sottoscritto nel 2004 e più volte rinegoziato.

Sulla scorta di ciò, il 10 Febbraio 2015 Maria Cannata, oggi capo della direzione del debito pubblico del Tesoro, rilasciò alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati un’audizione che fornisce particolari importanti sul sistema ricattatorio al quale il Tesoro è soggetto da parte di una ventina di banche d’affari tra le quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Deutsche Bank, Nomura, UBS ed il gotha delle famigerate banche “troppo grandi per fallire”.

Da allora abbiamo assistito al tentativo ostinato da parte del Tesoro di nascondere sino ad oggi i contratti incriminati, resistendo ad interrogazioni parlamentari, indagini conoscitive ed istanze di ogni genere. Tentativi bizzarri, peraltro, dato che almeno dal 2016 la Corte dei Conti sta indagando su cospicui danni erariali subiti dalla pubblica amministrazione in tema di derivati ed ha già ascoltato, tra gli altri, Maria Cannata, Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco.

Il casus belli è quello del derivato con la Morgan Stanley estinto anticipatamente nel 2012 che si inserisce all’interno di un percorso iniziato almeno nel 1994, anno in cui vi è evidenza di un accordo quadro con la Morgan Stanley (detto “ISDA”) che regolamenta i principi di fondo a cui ispirare la sottoscrizione dei contratti specifici siglati di volta in volta tra le due parti. In questo accordo quadro vi è peraltro la clausola che spiega l’estinzione anticipata al 2012 di cui parleremo, limitandoci per ora ad anticipare che tale clausola era già scattata qualche anno prima, pertanto la Morgan Stanley poteva estinguere a proprio gradimento questo ed altri contratti in qualsiasi momento.

Alcuni numeri di fondo fanno capire la dimensione del problema di cui ovviamente quello della Morgan Stanley è soltanto un piccolo tassello. Nel periodo 2011-2015 il Tesoro ha trasferito alle banche d’affari 23,5 miliardi di euro per interessi e oneri vari. Tale valore va sommato alla valorizzazione di mercato dei contratti esistenti (il cosiddetto “mark to market”) che indica il valore della perdita potenziale che potrebbe ancora verificarsi sui contratti in essere. Nel caso del Tesoro, nel 2015 la perdita attesa ammontava a 31,3 miliardi di euro (dati Unimpresa).

Questi dati forniscono solo uno spaccato parziale del problema. Secondo gli stessi dati di Unimpresa, utilizzati in una recente interrogazione parlamentare, a fine 2015 il totale delle perdite attese da derivati del sistema Italia verso banche d’affari era pari a 160,3 miliardi di euro e corrispondevano al 9,8% del PIL, ripartiti tra imprese (8 miliardi), banche (114,07 miliardi), assicurazioni e fondi pensione (5,7 miliardi), Tesoro (31,3 miliardi) ed enti locali (1,1 miliardi).

Per avere qualche raffronto, ricordiamoci che il salvataggio di MPS costa circa 8 miliardi, che in questi giorni è in discussione una manovra correttiva chiesta dall’UE di 3,4 miliardi…e che per la tragedia dell’ultimo terremoto Gentiloni ha stanziato 30 milioni! Questi numeri gridano vendetta..

morgan-stanley

Dunque, tra Novembre e Dicembre 2011 Morgan Stanley chiese al Tesoro italiano di risolvere anticipatamente un pacchetto di 4 contratti derivati, rinegoziati più volte negli ultimi 7 anni. Il più importante dei 4 derivati era un contratto di copertura dal rischio tasso (cosiddetto IRS, “interest rate swap) dal quale il Tesoro avrebbe guadagnato se i tassi fossero saliti, e perso se i tassi fossero scesi. Siccome i tassi sono notoriamente scesi negli anni precedenti al 2012, tale pacchetto di derivati aveva accumulato alla fine del 2011 un valore di mercato di 3,1 miliardi di euro a vantaggio della Morgan Stanley, che corrispondeva ad una perdita di pari importo per il Tesoro italiano.

Ciò che rendeva tale pacchetto estinguibile anticipatamente è una clausola contenuta in un contratto quadro del 1994, al quale il pacchetto del 2012 faceva riferimento, che fissava a 50 milioni di euro (si, 50 milioni, non miliardi!) il limite oltre il quale Morgan Stanley aveva il diritto unilaterale di estinguere il contratto in anticipo ed incassare il profitto.

Fin qui i fatti. Ora, cerchiamo di capire dove sono i nodi, e affrontiamo almeno tre ordini di questioni secondo un ordine crescente di gravità.

Anzitutto, mi chiedo come mai tale diritto di estinzione anticipata non fosse simmetrico, cioè fosse a beneficio della banca ma non del Tesoro. Una soglia di 50 milioni di euro su un derivato il cui valore di riferimento è espresso in qualche decina di miliardi scatta con probabilità elevatissima, e quindi conferisce alla banca la pressoché certezza di catturare il profitto in qualsiasi momento la banca ritenga vantaggiosa l’estinzione anticipata, considerando peraltro che il contratto aveva scadenza ultra-decennale! Si tratta, cioè, di una clausola palesemente iniqua.

In secondo luogo, mi chiedo come mai nel corso degli anni 2000 il Tesoro abbia sottoscritto numerosi altri contratti derivati con la Morgan Stanley, come risulta dalla citata audizione di Maria Cannata, nonostante la clausola di estinzione anticipata fosse già in essere. Ciò vuol dire che la banca americana ha sempre avuto sin dal primo minuto di vita di questi contratti la possibilità unilaterale di estinguerli a proprio vantaggio. Così facendo, contratti a termine, che conferiscono diritti simmetrici tra le parti, sono stati di fatto trasformati in contratti di opzione, che hanno natura A-simmetrica, senza però che la Morgan Stanley pagasse al Tesoro il premio che le opzioni prevedono! In Altre parole, la Morgan Stanley aveva diritti che il Tesoro non aveva, ma per questi maggiori diritti non aveva pagato alcun premio, come invece avrebbe dovuto.

A tale proposito, è credibile, come ha detto Cannata ed altri dirigenti del Tesoro, che i nostri dirigenti non si fossero accorti di questa clausola fino al 2007? E’ credibile, come hanno sostenuto, che si sia verificata una “mancata enfasi” sull’importanza di questa clausola da parte della banca americana? Per carità, pochi hanno in simpatia le banche d’affari, su questo non ci piove. Ma vogliamo almeno ipotizzare una “collusione” tra mancata enfasi da parte della banca d’affari e grave negligenza da parte dei dirigenti del Tesoro?

Terzo punto, che definirei l’aspetto più strategico della questione: perché mai il Tesoro ha sottoscritto questi contratti? La versione del Tesoro secondo la quale avevano deciso di scommettere sul rialzo dei tassi di mercato, e quindi desideravano coprire il rischio di aumento dei tassi, non sta in piedi per una semplice ragione: se i tassi fossero saliti, la perdita in conto capitale sarebbe ricaduta sui sottoscrittori di BTP, in questo caso sulla Morgan Stanley, questo perché come è noto quando i tassi salgono, il prezzo di un BTP scende e viceversa. Quindi, senza la necessità di alcun derivato, nel caso di aumento dei tassi vi era una naturale copertura del rischio attuabile dal Tesoro con il semplice riacquisto delle obbligazioni emesse in precedenza a prezzi più bassi! (trattasi di una delle tecniche più banali di copertura dei rischi).

Mettendo insieme questi primi tasselli si ha la sensazione che 2.300 miliardi di debito pubblico italiano, quarto al mondo per dimensione assoluta, sia in mano a un gruppo di amministratori di condominio, un po’ burocrati, un po’ giocatori d’azzardo, che si divertono a scommettere con decine di miliardi di nostri denari, ma che non sbagliano mai quando si tratta di accomodare gli interessi delle grandi banche d’affari.

Ma appare anche chiaro che la finanza predatoria (cit. Prof. Paolo Maddalena) ha tentacoli infiniti il cui fine ultimo è quello di sottrarre risorse dall’economia reale a vantaggio della sfera finanziaria e che il debito rappresenta l’habitat naturale nel quale la finanza predatoria muta e si riproduce come una colonia batterica inserita in un ambiente umido.

Quando gli intrecci tra derivati truffa, manipolazione da parte delle agenzie di rating, manipolazione dei tassi interbancari e inciuci tra politici, dirigenti pubblici e banchieri d’affari verrà allo scoperto in tutta la sua drammaticità molti capiranno cosa intendo dire quando parlo della “matrice che ci imprigiona”.

Ah, dimenticavo. Il pacchetto di derivati estinto anticipatamente dalla Morgan Stanley a Gennaio 2012 fu sottoscritto nel 2004 quando il Direttore Generale del Tesoro era Domenico Siniscalco. Lo stesso Siniscalco lo ritroviamo poi nel 2012 come Direttore della Morgan Stanley…ad esercitare la clausola di estinzione anticipata contro il Tesoro!!!

Incredibile, lo so…ma c’è di peggio, e ve lo racconto nella seconda parte.

Alberto Micalizzi

18 pensieri su “EMORRAGIA DA DERIVATI: L’INTRECCIO TESORO-BANCHE D’AFFARI (Prima parte)

  1. Ottimo e abbondante sul consociativismo finanziario globale tra privati e gran commis di Stato, fino alla Unione Europea e passando al carico di derivati delle regioni e degli Enti Locali, e alla conoscenza del significato di gioco e di speculazione da parte dei “governanti”.
    C’è da notare che se tutto questo è stato possibile, e lo è tuttora, i punti che legano soggetti e organismi nella rete del “consociativismo per collusioni nostrane” sono di matrice oligarchica internazionale e, anche se fatta di cinismo e di amoralità, sono il potere che a vari strati e gerarchie, si divide il “Governo del Mondo” con la novità dell’imprenditore Trump all’orizzonte del mondo di sotto e di sopra.

    La mia preoccupazione è l’effetto sulla psiche umana di essere attratti alla consuetudine delle forme di “dolore” attratti dall’effetto soporifero della conoscenza sulle coscienze che affievolisce la capacità di reazione. Molti sono i segni che, quando l’attenzione dovesse salire oltre una certa soglia di sopportazione da deprivazioni e sottrazione di qualità vitali, quel potere oligarchico corra ai ripari e elargisca qualche chicco di miglio per quietare la fame. E tutti dimenticano per puro processo biochimico che si innesca sulle endorfine che riportano visione positiva sulla calma da fame.
    Per dire che distogliere, per chi ha potere, è così facile che nulla cambierà sotto il sole.
    Allora qual’è il centro del problema?
    La capacità cognitiva che fa dire come la stratificazione della conoscenza, per chi conosce ed è del tipo Micalizzi, abbia più doveri e l’obbligo ad un alto tasso di umiltà, per porsi il primo dei quesiti: l’ultimo e il primo tra gli esseri umani ha per te il medesimo valore sul diritto alla vita sostenibile, fisica e metafisica, come individuo e come collettività? Se si, allora, occorre farsi carico di noi, cominciando da noi declinati come cittadini italiani in Europa, consapevoli o meno, poco importa, perché quel che conta è che facciamo parte del pascolo recintato e il recinto non è il nostro.
    E questo apre, tra consapevoli, il tema del tempo e della qualità del progetto per rispondere responsabilmente al quesito, e che in fin dei conti corrisponde alla possibilità di vivere limitando la sofferenza indotta artificialmente. .
    Disponibile ad approfondire. Se volete, però, è di una banale semplicità, solo il modello è complesso: si tratta dell’esercizio consapevole della sovranità popolare.
    Se, oltre i derivati e le oligarchie finanziarie private, oltre i governi collusi con il potere finanziario, oltre le multinazionali globali, oltre la fine del petrolio, oltre le multinazionali del farmaco, oltre l’avvelenamento ambientale, oltre i consumi inutili e dannosi al mantenimento dell’equilibrio naturale di cui siamo parte, oltre le guerre da sfoltimento perché tutta questa zavorra di umanità non serve a meno dell1% di coloro che sono al governo del mondo, ricordiamoci che viviamo in un Paese che ha fatto la storia umana e che ha nella coscienza il valore del bene e della giustizia.

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    • Caro Giovanni, grazie per la nota di profonda riflessioni a cui mi e ci chiami. Mi piace molto il tuo richiamo ad una maggiore responsabilità da parte di chi ha più strumenti a disposizione, e mi piace il tuo richiamo all’Europa, non certo quella malintesa degli oligarchi, ma quella delle popolazioni incatenate non meno di quella italiana.

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  7. Grande articolo anche questo. Un’ulteriore deduzione da tutto ciò che vai dimostrando con gli ultimi articoli è, credo, la “complicità” della magistratura e della giurisprudenza. Anche lì ci sarà molto da fare.

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  8. Articolo interessante; voglio approfondire l’argomento. Suggerisco solo una correzione di un errore di battitura (che stona in un testo così impegnato): “e grave NEGLIGENZA da parte dei dirigenti del Tesoro?” e non DILIGENZA.

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  11. Gent.mo Alberto Micalizzi,

    grazie per il suo articolo estremamente chiaro e importante. Avrei solo una richiesta di chiarimento. A un certo punto, in riferimento al contratto del 1994 tra Tesoro e MS, lei scrive:

    “una clausola contenuta in un contratto quadro del 1994, al quale il pacchetto del 2012 faceva riferimento, che fissava a 50 milioni di euro (si, 50 milioni, non miliardi!) il limite oltre il quale Morgan Stanley aveva il diritto unilaterale di estinguere il contratto in anticipo ed incassare il profitto.”

    Sinceramente non ho capito di che “limite” si tratta. Data l’importanza dei dati e fatti che riporta, mi farebbe molto piacere comprendere anche questa sfumatura.

    La ringrazio in anticipo e la saluto cordialmente

    Sandro Arcais

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    • Sandro, si tratta di una clausola che di fatto conferisce alla banca un diritto asimmetrico. Una clausola protettiva dovrebbe scattare di fronte ad un cambiamento sostanziale di scenario, non a seguito di una variazione minima del valore del contratto.

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      • Quindi, se ho capito bene, il limite si riferisce alla variazione del valore del contratto nel mercato borsistico o dove altro vengono scambiati questi prodotti. E’ così?

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  15. L’ha ribloggato su Pensieri provincialie ha commentato:
    “Ah, dimenticavo. Il pacchetto di derivati estinto anticipatamente dalla Morgan Stanley a Gennaio 2012 fu sottoscritto nel 2004 quando il Direttore Generale del Tesoro era Domenico Siniscalco. Lo stesso Siniscalco lo ritroviamo poi nel 2012 come Direttore della Morgan Stanley…ad esercitare la clausola di estinzione anticipata contro il Tesoro!!!”

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