DA MODELLI DI SVILUPPO A MECCANISMI DI APPROPRIAZIONE

Siamo abituati a pensare che l’economia si occupi di “modelli di sviluppo”, differenziati in base ad una diversa organizzazione e proprietà dei fattori della produzione: le risorse naturali, il lavoro fisico e intellettuale, il capitale fisico e quello finanziario.

I classici (da Smith a Marx), i keynesiani, i neoclassici e tutte le sotto-correnti di queste principali scuole di pensiero sono apparentate dall’idea di fondo che l’economia debba creare sviluppo. Divergono sul come farlo.

Prendiamo i monetaristi, la ccrisi-economica-aumentano-i-suicidiorrente ultra-liberista di quel Milton Friedman che fu antesignano della Scuola di Chicago. Persino Friedman puntava a suo modo alla crescita dell’economia tanto da sostenere che la quantità di moneta in circolazione debba essere adeguata alle esigenze dettate dalla crescita dell’economia reale. Difatti affermò “Io non conosco…nessun rapido declino dell’insieme della moneta che non sia stato accompagnato da una grave depressione“.

C’è qualcosa di utile che possiamo imparare da questo passato per spiegare cosa sta accadendo oggi?

Direi proprio di no. Infatti, gli ultra-liberisti non riescono a spiegare l’attuale decrescita strutturale di fronte al mercato più liberista della storia, mentre i filo-keynesiani non riescono ad esprimere compiutamente una ricetta di intervento statale che stimoli il ciclo economico…

Dunque, qual’è il problema? Manca forse un modello economico di riferimento? Siamo nel caos? Vige l’anarchia? Assolutamente no, anzi! Io vedo affermarsi un meccanismo economico molto chiaro nella sua struttura e nella sua dinamica che ha però una caratteristica di fondo: non è un modello di sviluppo economico, bensì un modello di appropriazione, aggiungerei di natura indebita.

1) PERCHE’ NON PUO’ ESSERCI SVILUPPO

Un cocktail micidiale di debito pubblico e politiche di austerità hanno innescato un’ondata di deflazione strutturale che sta comprimendo i salari, l’occupazione e i beni di risparmio (inclusi gli immobili). Ciò induce una contrazione del PIL, attraverso le due componenti principali: la spesa pubblica e la domanda interna.

Per dare due numeri, tra il 2008 ed il 2015 i Paesi dell’Eurozona hanno aumentato mediamente del 50% il rapporto Debito Pubblico/PIL (la Germania, ad esempio, è passato dal 60% al 90% sommando debito federale e debito della banca pubblica Kfw), una crescita vertiginosa resa possibile grazie alle munizioni che la BCE sta elargendo alle banche commerciali sotto forma di prestiti a tasso zero in quantità illimitate, denari spesi per sottoscrivere le emissioni delle tesorerie statali.

Nello stesso periodo, artificiali politiche di austerità applicate attraverso lo smembramento sistematico e graduale di sanità, previdenza e istruzione, unite all’impiego di una moneta esterna che le tesorerie degli Stati prendono a prestito da un club di istituzioni private impediscono l’immissione di nuova liquidità nell’economia reale in maniera da bloccare la crescita del PIL. Infatti, nel decennio 2007-2016 il PIL italiano è arretrato di quasi il 9% (circa -1% all’anno), contro una crescita media annua di circa il +2,5% nel ventennio 1980-1999. L’Eurozona, in media, ha fatto poco meglio.

A ciò si aggiungono un piano preordinato di immigrazione strutturale e politiche di precariato imposte per legge – modello Job Act – che fungono da ulteriore compressore del livello dei salari.

A queste condizioni, né un monetarista né un keynesiano saprebbe dire cosa fare per la semplice ragione che l’obiettivo del sistema non è più lo sviluppo economico. Siamo fuori dalla storia del pensiero economico….siamo entrati in un buco nero.  Qual è dunque l’obiettivo dell’attuale sistema?

2) L’APPROPRIAZIONE DEI FATTORI E DELLA RICCHEZZA PRIVATA

Il meccanismo economico in atto punta ad una deflazione strutturale, ovvero alla diminuzione dei prezzi dei fattori produttivi in modo da determinare una crescita esponenziale della produttività – forbice tra costi e ricavi dei fattori impiegati, soprattutto quella del capitale finanziario, l’unico fattore produttivo apportato dalle istituzioni finanziarie. Queste ultime sono riconducibili a grandi banche in grado di creare moneta elettronica senza limiti, accreditando il conto delle grandi corporations mediante “depositi a vista” di natura fittizia, compensati da “credito verso clientela” appostati nell’attivo di bilancio (vedi report della KPMG sulla creazione di moneta elettronica da parte delle banche commerciali).

L’attacco ai fattori produttivi è dunque preordinato e scientifico. Il Paese (ma l’Eurozona tutta) è immobilizzato, incapace di crescere e oggetto di attacchi speculativi. Infatti, negli ultimi 7 anni l’Italia da sola sta pagando quasi 90 miliardi di euro all’anno di interessi passivi sul debito pubblico, pari ad una media del 4,5% dello stock di debito (nonostante i tassi di mercato siano crollati e le ultime emissioni di BTP riportino rendimenti medi attorno all’1,5%…)

L’economia reale perde dunque liquidità a beneficio del settore finanziario. Famiglie, imprese e pubblica amministrazione sono costrette a svendere beni reali per regolare transazioni commerciali e rimborsare debiti che l’assenza di liquidità impedisce di regolare con denaro.

L’obiettivo di questo sistema, dunque, è acquisire la proprietà della ricchezza privata, che solo per l’Italia pesa oltre 8.000 miliardi di Euro (tra liquida e non liquida), sottrarre liquidità alla pubblica amministrazione tramite la spesa per interessi, acquisire marchi e know-how italiani a prezzi stracciati dai fallimenti aziendali che si succedono giorno dopo giorno.

Solo per citarne alcuni, ricordiamo che negli ultimi 5 anni marchi storici come Valentino, Gancia, Pernigotti, Peroni, Perugina, Ducati, Parmalat, Algida, Star, Carapelli, Indesit, Bulgari, Fendi, Gucci, Pomellato, club calcistici storici e tanti altri marchi dell’eccellenza italiana sono caduti in mano a soggetti transnazionali (quindi non solo “esteri”).

Un modello, quindi, che punta all’appropriazione dei fattori produttivi e della ricchezza privata, non allo sviluppo economico. Nessuna teoria economica ci aveva mai pensato.

3) PERCHE’ SI TRATTA DI UN’AZIONE INDEBITA

Lo stillicidio è lento, graduale, inesorabile, ma i banchieri e le grandi corporations non hanno fretta. Essi hanno il controllo totale della situazione, impongono agende di Governo con la minaccia delle agenzie di rating – che nei giudizi di affidabilità sul rischio Paese insistono sulla necessità di tagli alla spesa e aumento della “flessibilità” del lavoro misto a obiettivi di crescita (dunque una mission impossible), determinano la nomina dei ministri dell’Economia o del Tesoro, che poi puntualmente diventano banchieri al termine dell’incarico politico svolto (vedi Barroso e Grilli solo per citare gli ultimi due), ed acquistano pezzi di economia reale a prezzi stracciati per effetto della deflazione indotta.

I mezzi di (dis-)informazione di massa sono in gran parte posseduti da o indebitati verso banche e grandi corporations. Attraverso questi mezzi, la popolazione viene indotta a credere che manca il denaro – come se questo fosse una risorsa naturale esauribile…che il problema sia la Germania, che l’austerità sia necessaria, che siamo spendaccioni, che gli immigrati fuggono da persecuzioni politiche e guerre…

Dunque, vi sono gli estremi per configurare un raggiro ai danni dell’intera popolazione italiana ed europea, alla quale viene nascosto l’elefante nel salotto, e cioè che l’attuale meccanismo economico è concepito per non-crescere, per favorire la sostituzione, il passaggio della proprietà dei beni e dei fattori produttivi da soggetti italiani – famiglie, imprese e pubblica amministrazione – a favore di soggetti esteri, in larga parte transnazionali. L’appropriazione, dunque, è indebita…

COSA FARE

Siamo in trappola. Ma si sa che lo sciocco guarda il dito….

Ed ecco in prima fila i catastrofisti, quelli che “l’eurozona sta disgregandosi” e dobbiamo prepararci a tornare alla lira; i germanofobi, quelli che “la colpa è della Germania” che ha voluto l’Euro per costruire subdolamente un nuovo impero economico; i sognatori, quelli che “i trattati vanno riformati dall’interno” iniziando con l’ammorbidimento del rigore di bilancio e agendo sulla riforma fiscale; gli elicotteristi, quelli che “buttare banconote dai cieli di Berlino” risolverebbe tutto…

Questo non mi sembra il fronte della riscossa, e neanche un progetto politico alternativo. Assomiglia di più alla corte dei miracoli.

Ai catastrofisti rispondo che il progetto eurozona non ha mai goduto di salute migliore, visti i risultati concreti che sta producendo a beneficio dei promotori – la BCE, le banche sistemiche, l’FMI, Wall Street e la City di Londra; ai germanofobi ricordo che questa unione europea è un’invenzione atlantica – e segnatamente anglo-francese – imposta alla Germania in contropartita della riunificazione; ai sognatori ricordo che qualsiasi deficit di bilancio avverrebbe contro debito, e non farebbe altro che accelerare il processo di cessione di sovranità politica a favore di entità sovranazionali; infine, agli elicotteristi ricordo che nell’economia reale la liquidità va immessa con criterio, all’interno di un piano di sviluppo economico e industriale ben calibrato in modo da produrre nuova ricchezza, valorizzare il made in Italy, ammodernare le infrastrutture ed indurre sviluppo tecnologico.

Ne usciamo? Non lo so, ma di sicuro so che il problema è di difficile soluzione. Però sono ottimista, perché constato ogni giorno di più che aumentano i veri ribelli, coloro che abbandonano l’ottica delle tifoserie da stadio e delle boutade elettorali ed iniziano ad accettare che qualsiasi esperienza storica politica ed economica sia oggi impraticabile, perché la nuova trincea contrappone la finanza apolide ed oligarchica alle famiglie, ai lavoratori, alle piccole e medie imprese nonché alle pubbliche amministrazioni di tutti i Paesi Europei.

In questo quadro dobbiamo costruire un paradigma nuovo, che punti alla crescita economica senza debito, all’interno di una ritrovata sovranità politica, economica e monetaria da esercitarsi nell’ambito di uno scacchiere Europeo, dominato dai popoli, dalle associazioni civiche, dalla cultura millenaria che fa da baluardo contro la barbarie, dallo slancio verso il progresso scientifico, verso lo sviluppo sociale ed economico dei nostri popoli.

Alberto Micalizzi

 

 

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16 pensieri su “DA MODELLI DI SVILUPPO A MECCANISMI DI APPROPRIAZIONE

  1. Il commento l’ho postato su Fb: Sovranità Popolare, dice:
    Grazie per la lucida disamina. Il centro del problema è se sarà mai possibile uscirne.

    E chi lo sa, considerando che il potere transnazionale, fin dal 1971 (primo chip dell’Intel, il cui capo progetto è stato Federico Faggin, italiano), ha avuto tutto il tempo di scoprire la potenza dell’elettronica digitale e che, nell’attualità, i big industriali del bit, assieme alle start up di pochi geniali giovani “informatici”, ora, operano sul principio che il (loro) “Business to Social”, rivolto cioè al benessere sociale, sia la nuova frontiera del mercato (notazione che andrebbe approfondita).

    Ora, il cambio di paradigma tra tecnologie digitali si è assestato su 2-3 anni, ma tutti concentrati sulla nuova frontiera dell’Intelligenza Artificiale (iniziata qui da noi a cavallo degli anni ’80-’90).

    Gli effetti? Dal robot umanoide che sostituisce da 10 a 15 lavoratori; agli autoveicoli senza pilota; alle guerre condotte da remoto, seduti alla scrivania, e così via, fino alle macchine che auto apprendono, generando in automatico codice in base all’esperienza acquisita, considerando il Mondo, nella storia e nell’attualità, un contenitore digitale di “Big Data”, su cui motori inferenziali interagiscono spostando in “locale” grandi capacità di calcolo impensabili qualche hanno fa, concentrate sugli strumenti (robot) della nuova era digitale già presenti nel nostro quotidiano.

    Un mondo, il nostro, fatto di utenti consumatori di quel che rende disponibile un potere globale, sempre più consolidato sulla visione tecnocratica dell’universo mondo, con al centro l’industria del denaro: unico elemento improprio, non legato a nulla, del tutto intangibile, unico elemento di debolezza che, sembrerebbe strano per la natura intrinseca che possiede, sia stato capace di rappresentare la forza della costruzione della concentrazione di poteri in poche avide mani.

    Un modo, fin qui, per segnalare l’urgenza indifferibile segnalata da Micalizzi di frapporsi al destino segnato per l’intera umanità. Non sfugga alla comprensione che 7,3 miliardi circa di esseri umani non servono sul modello attuale, sono un fardello per la Terra, ed è dimostrato scientificamente: la Terra sopporta a questi ritmi di consumo e d’inquinamento ambientale non più di 3,5 miliardi di persone.

    E il potere lo sa e ha a disposizione gli strumenti dell’analisi e dell’intervento digitale e sa che in un nano secondo può assumere decisioni che in qualche secondo può innescare processi che conducano alla eliminazione del problema. Che poi, siano morti nel Mediterraneo, guerre sapientemente distribuite, sottrazione di beni materiali, avvelenamento e inquinamento fino all’alimentazione umana, crollo finanziario di intere economie, poco importa: siamo troppi da sostenere e questo va a detrimento della “sostenibilità” della loro specie.

    Costoro hanno bisogno della spoliazione sistematica di beni materiali e di diritti, figuriamo ci se garantiti da una Costituzione, fino a concepire l’eliminazione di quelli inutili fino alla quota utile al mantenimento del loro sistema globale.

    E gli “utili” sono i sudditi dell’Impero, i rimbambiti dal miraggio sulla qualità della sopravvivenza che, strano a concepirsi, lottano tra di loro, ognuno alla conquista di un suo nord.

    Tutto questo è reale, capita oggi e il tempo è limitato per uscirne.

    Come?

    Dipende dai cittadini che hanno cuore, coscienza, intelletto per applicarsi al “sistema”, nuovo o vecchio, dipende dai punti di vista, cominciando a concepire che nella storia dell’umanità la discriminate “moneta” segna una discontinuità nella sua valutazione sulla novità delle tecnologie digitali che l’anno resa “virtuale”.

    La dimensione dell’affermazione è che la moneta ha cambiato la sua natura e il mercato da sempre continua ad essere basato sulla realtà della produzione, del commercio, dei consumi in cui la moneta è uno strumento di misura nello scambio. Per dire che un bene è misurato dalla moneta che ha misurato il costo degli elementi della produzione. Tutto il resto è fuori dalla concretezza della “famiglia” e dalle sue necessità di benessere atteso, in tutti i campi.

    Così, il “sistema”, da questa parte della civiltà, non è il mio o il tuo, è il “Nostro”, e non c’entrano nulla i partiti politici, servono al potere, e non servono neanche le passioni ideologiche. Provate a domandarvi quel che serve e ci troveremo lungo il cammino, per noi già iniziato, seppur da poco, e sulla urgenza percepita.

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  2. Molto bello anche l’intervento del Tomei.
    Riguardo l’intelligenza artificiale è urgente sensibilizzare la società civile sulla necessità di una ferrea regolamentazione ispirata da un necessario nuovo umanesimo, al pari di quella da me auspicata per l’industria farmaceutica e per la ricerca e la manipolazione di tutto ciò che concerne la vita e la nostra identità psico-biologica.
    Tali ambito sono oggi fortemente messi in pericolo per scopi militari e di controllo sociale che niente hanno a che vedere con la nostra salute.
    Riguardo l’intelligenza artificiale, alle perplessità più immediatamente “comprensibili” riguardo il mondo del lavoro occorre quindi aggiungerne altre, forse più decisive per il futuro e la libertà umana.
    Riguardo al lavoro credo non sia scontata l’equazione più macchine meno lavoro, a patto di riappropriarci dei nostri destini e sovranità culturali, scolastici e certamente monetari.
    Ritengo il LAVORO nell’accezione più larga del termine un valore assoluto, anche se non mi dispiacerebbe un mondo del lavoro liberato dalle mansioni meno “creative”, seppur non meno degne, a patto che sia questa una vera liberazione verso obiettivi volti a valorizzare le regioni più alte e creative che albergano in tutti noi, quando messi in grado di esprimere la nostra unicità.
    La cosiddetta “A.I.” pone il problema del CONTROLLO.
    Problema che va a braccetto con quelli della libertà, della responsabilità e dello “scientismo tecnicista”.
    Fra le tendenze moderne ne abbiamo due fra le più inquietanti: la prima è atta a limitare le nostre libertà e responsabilità, lasciando però alcuni soggetti liberi di esercitare influenze e prerogative inquietanti, la seconda tesa a descrivere l’umanità come composta da individualismi irresponsabili e fondamentalmente egoisti.
    Queste tendenze sono alla base delle ingiustizie moderne e di una visione delle scienze sociali, anche economiche, pervase da un freddo e cinico “calcolo” utilitaristico.
    Queste tendenze sono il frutto della cosiddetta “perdita di valori” a cui è giunta la nostra civiltà laicista e scientista.
    La cultura moderna tende a sostituire valori ed a rispondere alle istanze umane privilegiando tutto ciò che ha un sapore di resa ideale di fronte all’apparente materialità dell’esistenza, fornendo visioni ed obiettivi permeati da una fredda ed automatica tecnicalità.
    La tecnologia, il nuovo Dio cui prostrarsi, sta prendendo sempre più il sopravvento su ogni altro aspetto dell’esistenza e delle idee.
    Riflettiamo su come controllarla e volgerla al bene di ogni individuo, prima che il suo ultimo e più inquietante volto “artificialmente intelligente” decida che l’uomo non sia abbastanza degno o affidabile per sopravvivere.

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    • Quel che intendevo dire è che la centralità della “moneta” nella nostra vita tra “politiche” buone o cattive, si misureranno con un cambio di paradigma sociale ed economico produttivo influenzato dalla ricerca scientifica e tecnologica che, sul mercato, comunque lo si voglia chiamare. le “produzioni” avranno sempre meno quota di lavoro umano nella formazione dei costi per unità prodotta, a favore dell’automazione intelligente, che per di più apprende dall’esperienza migliorando la produttività insita nei sistemi robotizzati. Se poi pensiamo alle biotecnologia non è fantascienza pensare agli ibridi organici, e così via. Da qui, l’urgenza di ritornare alla realtà come si configura per renderla vivibile e sostenibile, ed è faccenda “politica” che si esplica in Parlamento, finché la democrazia e la Costituzione reggeranno. Ora, la perdita di valori delle oligarchie tecnocratiche, non trova contrapposizioni ideali diffuse nella classe sociale uniformata asservita per utilità marginale a quel potere, e siccome siamo tanti, rischiamo, se la parte “buona” che la compone non progetta gli anticorpi, l’eutanasia. So che non è morale, ma è la crudezza della realtà con cui fare i conti nell’attuale transizione verso un nuovo mondo sostenibile, allora si, anche sui valori e sull’etica individuale e collettiva.

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      • Scusa ma non ho ben capito se auspichi gli “ibridi organici” arrendendoti all’apparente inevitabilità della loro costruzione. L’eutanasia poi si evita abbandonando le ideologie e perseguendo veramente e non fintamente i 30 Diritti Umani.

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    • La logica applicata è una buona cosa quando si tratta di argomenti alla portata della capacità di essere compresi. Si può immaginare che le questioni e le soluzioni possibili, logiche, siano note alle governance che, per vivere, non possono ignorarle, considerando che le hanno favorite, anche se a volte senza avere capacità di analisi sugli effetti. Così, tra tecnocrazia e ignoranza, non resta che l’opzione della fede e della speranza, almeno finché non si indichi una possibilità logica capace di cambiare la governance. Ci troviamo nel punto esatto dove tutte è noto, è alle nostre spalle, la realtà replica se stessa aggravando la situazione, da qui, la strada da intraprendere è collettiva, almeno di un gruppo responsabile e capace di impegnarsi per la conquista democratica della governance per rimediare alla illogicità della situazione. Noi siamo in cammino su quella strada e quel che hai scritto lo condividiamo.

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    • Non ho capito cosa c’entrano le confessioni religiose. Sono certamente per distinguere le attività commerciali che possano celarsi dietro una Chiesa e trattarle come tali, non sono d’accordo per limitare o tassare le libere donazioni verso qualsiasi confessione che anzi dovrebbero essere detratte dall’imponibile. La libertà di religione è un diritto umano da non indebolire e lo stato moderno riconosce alla religione un alto valore sociale e civile.

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  3. Concordo con l’analisi di Alberto.

    Oggi molti, diciamo il 70-80% della popolazione (quelli che non votano PD) si redono conto che c’è qualche cosa che non va.

    Ciascuno di questi in genere individua una sola causa, attribuendola all’euro, all’abolizione del glas-Steagall Act, agli immigrati, alla liberalizzazione dei commerci internazionali, alla corruzione dei politici…

    In realtà dietro a tutte queste “cause” c’è un unico progetto globale che è ben descritto da Alberto.

    Da credente, quale sono, sono convinto che ci sia qualche cosa di DIABOLICO, nel senso che non ci sono alcune persone “cattive” che hanno pianificato il tutto, ma si tratta di una rete complessa in cui molte persone perseguono il proprio egoismo, disinteressandosi del bene delle altre persone.
    Da questo egoismo di fondo nascono l’avidità, lo spirito di predazione, il cinismo che hanno creato degli “strumenti del male” quali sono l’Unione Europea, con le sue regole di austerità, il WTO, l’FMI, ma anche la mafia, i partiti fatti di politici corrotti e ignoranti, il terrorismo islamico, ecc.

    Da dove partire per risolvere tutti questi problemi?

    Io penso che si debba innanzitutto partire dai VALORI UMANI, ovvero del rispetto della dignità di ogni uomo.
    E poi dalla VERITA’, spiegando a tutti la verità dei fatti.
    Infine dobbiamo progettare un MONDO DIVERSO, nei suoi vari aspetti.

    La sola azione politica non sarà sufficiente, in quanto questi poteri forti hanno preso il controllo della CULTURA.
    La gente, non solo il “popolino”, ma persino molti laureati, non ha neppure gli strumenti culturali per comprendere i meccanismi attraverso i quali i poteri forti ci hanno ridotti in queste condizioni di vera e propria SCHIAVITU’.

    Senza un’azione culturale pianificata e sistematica non abbiamo alcuna possibilità di successo.
    Questo andando in concorrenza con gli organismi culturali “ufficiali” che sono la scuola, in particolare le università, e i mass-media.

    E non solo.
    La gente non ha più fiducia in chi propone soluzioni ai loro problemi, soprattutto in chi lo fa in modo onesto e non da “venditore di pentole” (quelli sì che riscuotono successo, come Berlusconi, Renzi e Grillo insegnano).
    Per avere la fiducia della gente è necessario che la nostra presenza si sviluppi anche a livello sociale, rendendoci presenti a fianco nella gente per risolvere i loro problemi di tutti i giorni, ad esempio creando un vero sindacato, delle vere associazioni in favore delle imprese, una vera associazione consumatori, dei veri centri per l’impiego.
    Magari anche un nostro sistema monetario parallelo, a servizio dell’economia reale e non della finanza.

    Dobbiamo sviluppare un progetto politico che si muova su queste 3 direttrici e scegliere le persone giuste per portarlo avanti.

    Credo che ci vorranno molti anni per tirarci fuori dall’attuale situazione, che evidentemente non si risolverà uscendo semplicemente dall’euro, come pensano alcuni economisti “di grido” (Bagnai, A.M. Rinaldi, ecc.).

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  4. condivido la sintesi di alberto, così come le osservazione di davide e massimo. serve una rivoluzione culturale perchè oggi giorno il modello base è quello individualistico egoistico. ognuno pensa per sè, e soprattutto i laureati forgiati appunti in istituzioni di formazione strutturate al fine di rispondere alle esigenze del potere.

    quindi basta invocare nuovi saggi, affidarsi alla parte di popolazione “buona” ecc.

    così facendo non ci si rende conto che finiremo sempre nello stesso schema.
    è sempre stato così, il popolo in generale considerato stupido, ignorante, incapace e pigro vota o si affida, o gli viene imposto un capo, degli esperti ecc.
    non funziona così.

    si pensa sempre alla politica a qualcosa di ostico, di comprensibile e adatta solo a pochi.

    la vera democrazia è altro, un esempio, seppur limitato è avvenuto in grecia ai tempi di atene nel periodo delle città stato.

    bisogna quindi creare le condizioni per una democrazia diretta e aperta a tutti i cittadini, che partecipano per l’auto governo e l’auto determinazione, in piccoli comuni indipendenti federati.
    per far ciò occorre riscrivere la ns. costituzione e cambiare radicalmente il sistema politico. non è il parlamento, anche solo con nuovi personaggi, che potrà attuare un cambio di paradigma.
    saranno i piccoli comuni indipendenti, ovvero cittadini federati che sorteggeranno tutt’al più funzionari esecutivi e tecnici a rotazione, ma la cui funzione legislativa resterà ai primi, con funzioni di controllo sull’operato dei secondi.
    basta partiti, liste civiche, elezioni ecc.

    il terzo punto fondamentale oltre quello culturale (diritti umani) e politico (democrazia diretta), è appunto quello monetario (moneta emessa a credito senza interesse, abolizione speculazione e borse ufficiali e non). l’elicottero alla milton friedman non è la soluzione, certo, ma oggi giorno il cittadino medio non ha un potere d’acquisto sufficiente per poter vivere dignitosamente.

    fondamentale è comunque la spesa con nuovo denaro non a debito come dice alberto, per infrastrutture e progetti territoriali che creino ricchezza.

    un’attenzione non di poco conto va fatta all’intelligenza artificiale. è necessario porre un limite invalicabile alla scienza, al progresso e alla tecnica. non si può ergersi a dio. le macchine dovranno essere sviluppate solo fino ad un certo punto, in funzione ausiliaria alle produzioni, che andranno riviste nelle modalità in cui vengono attuale oggi (quella capitalistica che premia la produttività, ricerca il profitto, l’abbattimento dei costi, e l’eliminazione di qualsiasi diritto civile e umano), con ripercussioni, positive, per l’ambiente ed il ns. pianeta. è ormai palese che non è sostenibile questo modello sociale ed economico.
    massimo, infine, io e te sappiamo bene che certe mansioni non potranno essere eliminate. ci vorrà sempre lo spazzino, chi stura le fogne ecc.
    certo sarebbe buono attuare un paradigma lavorativo che rispetti le attitudini e le aspettative di ognuno, ne ricaveremmo non solo una proficuità maggiore per tutti, ma una soddisfazione personale senza eguali.

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  5. Certo. Occorre comunque fare attenzione per quanto riguarda la democrazia diretta, concetto che può essere “insinuato” in maniera artificiosa da chi invece cova ancora varie “pulsioni” tipiche delle vecchie ideologie.
    Il protagonismo auspicabile della società civile e contrario alle lobby non si persegue certo non riconoscendo le capacità tecniche dei singoli, i loro meriti e soprattutto i comportamenti socialmente auspicabili.
    Riguardo la democrazia diretta nel mio libro scrivo così:

    Dato l’avvento della tecnologia digitale e del web si auspica inoltre di poter mettere all’ordine del giorno una necessaria ed attenta riflessione sull’opportunità e sulle modalità con cui rendere efficaci, sicuri e trasparenti vari sistemi di democrazia diretta tramite partecipazione e voto elettronico, per un numero sempre maggiore di soggetti ed ambiti.
    I rafforzamenti di tale istituto e l’introduzione sempre maggiore di spazi di democrazia diretta non dovrebbero perseguire velleitari estremismi populistici, da cui potrebbe nascere una “oclocrazia” altrettanto nefasta dell’attuale “democrazia oligarchica”.
    In ragione di ciò, ogni attuazione di democrazia diretta e potenziamento referendario dovrebbero essere sottoposti agli stessi limiti indicati per la Camera Legislativa, atti ad impedire che si perseguano cause contrastanti il bene del Paese, contrarie alla Costituzione ed ai Diritti Umani.

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