RAI: PROVE TECNICHE DI PRIVATIZZAZIONE (#albertomicalizzi)

RAi fiction

Il CDA della RAI è in procinto di emettere una mega obbligazione di circa 350 milioni di euro riservata ad investitori istituzionali. COSA C’E’ SOTTO?

I più audaci si sono spinti a dire che si tratta di una mossa per aggirare il tetto agli stipendi dei managers pubblici fissato in 240.000 euro, che non si applica per le aziende quotate o che emettono obbligazioni quotate. Ma, come spesso accade, si tratta di uno commento adatto alla distrazione di massa….La realtà è ben più tetra.

Ad oggi i debiti finanziari della RAI sono circa 430 milioni, cresciuti esponenzialmente nell’arco degli ultimi 4 anni. Essendo debiti verso banche ed essendo gravati da un costo medio per interessi del 3,5% (circa 16 milioni solo nel 2014), le prime due domande che viene da chiedersi sono:

  • Perché non hanno rinegoziato il costo del debito, essendo un’azienda di Stato che potrebbe tranquillamente indebitarsi al 1-1,5% di tasso?
  • Perché emettere un’obbligazione riservata ad investitori istituzionali (quindi banche e fondi), per di più esteri, anziché emettere un prestito obbligazionario riservato ai privati cittadini italiani?

La spiegazione c’è ma prima occorre focalizzare un paio di questioni.

Come azienda, la RAI sta cadendo in picchiata. Nel periodo 2010-2014 ha perso il 20% di fatturato senza diminuire i costi operativi, ha triplicato i debiti ed ha mascherato perdite ingenti grazie ad operazioni straordinarie, come ad esempio la cessione di RAI WAY che ha comportato una plusvalenza di 236 milioni, senza la quale il bilancio 2014 sarebbe stato da incubo.

L’azienda sta rispondendo con la dismissione di attività strategiche, che se da un lato mascherano la negatività dei risultati annuali dall’altro tolgono capacità e know-how all’impresa creando i presupposti per un’ulteriore contrazione e deterioramento del business.

In questo quadro, mettere il debito in mano agli investitori istituzionali rappresenta il SUICIDIO PERFETTO. Con le banche ed i fondi arrivano subito le agenzie di rating, notoriamente possedute e colluse con gli stessi investitori, ed iniziano a dettare l’agenda della governance sotto la solita minaccia di un taglio del rating, tanto già oggi il rating della RAI è sulla soglia spazzatura.

I signori del rating inizieranno a dire che il business non va, che i costi sono troppo alti, che occorre tagliare riducendo magari gli investimenti in know-how, in programmi culturali a beneficio della TV commerciale….e nel frattempo si svendono i pezzi di quella che fu la TV di Stato.

Quindi verrà enfatizzato il deterioramento del quadro economico-finanziario che erode il capitale e costringe alla ricapitalizzazione. Ma chi metterebbe soldi in un’azienda che perde, senza poterne avere il controllo? Allora tanto vale farne una “public company”, visto che gli investitori istituzionali conoscono già il soggetto. Ed ecco aperta la porta alle borse azionarie e quindi alla PRIVATIZZAZIONE.

Il tutto, verosimilmente, sarà condito dalla prospettiva di non aumentare il canone RAI…..proprio come accadde con il decreto IMU-Bankitalia, quando l’ex banca centrale fu svenduta con la promessa di non aumentare l’IMU.

A questo punto, con le azioni quotate nelle borse ed il debito gestito dagli investitori istituzionali la politica aziendale della RAI sarà discussa nella City di Londra….

Come sempre….una sporca storia di DEBITO!

#albertomicalizzi

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