“PER QUELLI CHE USCIAMO DALL’EURO”

(fonte Noi Sovrani)
Criticare oggi l’unione europea e soprattutto la Banca centrale europea è molto facile ma vogliamo esordire con un paradosso: chiunque, anche un tecnico o un politico animato dalle migliori intenzioni, si trovi oggi a capo di questa Bce, con questo Euro, non può far meglio degli attuali dirigenti.

Diciamo questo non certo per difendere Draghi ma per sottolineare che oggi il sistema è disegnato in un modo che per crescere devi far debito e il debito non puoi rimborsarlo. Come si vede, è un sistema che “perde sangue” strutturalmente. Non è un problema (solo) di uomini, è una questione di impianto generale. Detta brutalmente: in queste condizioni noi non possiamo fare nulla.

Che fare, allora? Molti dicono: “usciamo dall’euro”. Ma così è un po’ come dire: “ho ma di pancia, vado a pesca”. È una risposta sballata, che non c’entra nulla. Prima, infatti, bisognerebbe rispondere a un’altra domanda: uscire dall’Euro per andare dove? E come?

Tornare alla lira? Già, ma quale lira? Nel luglio del 1981 è avvenuta la famigerata “separazione dei beni” tra Banca d’Italia e ministero del Tesoro che anche recentemente l’ex premier Letta ha spacciato per una sorta di fuoriuscita dal conflitto di interessi fra politica ed economia quando in realtà lì è terminato semplicemente il processo di esautorazione della nostra sovranità.

È del tutto evidente che tornare alla lira dell’era 1981-2001 non serve a nulla, perché torneremmo a una moneta non nostra. Si intende allora tornare alla lira pre-1981? Per far questo servono tre cose:

– abbandonare istantaneamente l’Euro per riconvertire tutto in lira, cosa che all’inverso ha richiesto almeno due o tre anni di tempo;

– la nazionalizzazione della Banca d’Italia;

– una politica monetaria del tutto nuova e coraggiosa.

Ora, in un Paese che fa fatica a trovare una nuova legge elettorale ci sembra un po’ difficile immaginare questo quadro. Tanto più che questa classe politica dovrebbe prendere velocemente tre decisioni così importanti sotto il sicuro bombardamento dei mercati.

Uscire dall’Euro, quindi, è solo una formula salvifica che serve a poco. Il problema immediato non è uscire dall’Euro ma uscire dal debito. Quello che si deve fare subito è adottare soluzioni domestiche che generino strumenti di pagamento senza debito, a fronte dei quali le famiglie, le aziende e la pubblica amministrazione si dotino di strumenti di pagamento che non implichino la contrazione di debiti.

Bisogna uscire dal meccanismo perverso per cui crescere significa fare debito e per far questo si deve tornare ai biglietti di stato, stampati da un signore che decide sulla base di un qualsiasi parametro tecnico quantificabile quanta moneta stampare, svincolandosi dalla banca e ancorandosi alla produzione reale.

La proposta rivoluzionaria, che taglia le gambe alla speculazione e consente di cancellare gradualmente il debito pubblico, è quella di emettere moneta senza debito, ovvero moneta di Stato e monete complementari, come erano le 500 lire dei tempi di Aldo Moro. Se la moneta viene emessa da un ente privato e prestata alla popolazione che per usarla deve indebitarsi e pagare interessi e se la quantità di moneta non è funzionale alla crescita economica allora non c’è Lira che tenga, rimarremo dove siamo.

Imprese e famiglie non possono aspettare di uscire dall’Euro.
Dobbiamo AGIRE ! Subito

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